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Di cosa parliamo quando usiamo il termine dress code? Chiaro inglesismo, esso descrive il codice di abbigliamento da rispettare in certi contesti e situazioni: un insieme di regole spesso tacite e solo a volte espressamente indicate, ma in generale risapute ai più. La nostra società ci costringe a conformarci ai canoni (più o meno attuali, ma comunque) imposti dal ruolo che ricopriamo.

Consuetudini quindi, tramandate spesso de facto e che cambiano a seconda dei momenti e dei contesti. Vi sono, dicevamo, occasioni particolari in cui il dress code viene espressamente indicato (i gala, i matrimoni, i club), ma la routine aziendale vede pian piano cessare la formalità rigidamente imposta. Sono sempre meno le aziende in cui si esplicita l’obbligo di abbigliamento formale.
Tuttavia la libertà totale esiste assai di rado: qui ci focalizzeremo su due situazioni separate, il colloquio di lavoro e la routine lavorativa.

Il dress code per il colloquio di lavoro

Pare che nelle più note scuole di ingegneria una delle repliche più frequenti alle domande degli studenti sia “dipende”. Vale anche per il dress code di un colloquio: per regola generale, esso va proporzionato ed equilibrato alla tipologia di ambiente lavorativo per cui ci troviamo in iter di selezione.

Alcuni canoni diffusi – sempre utili e attuali – che vale la pena ricordare: l’ambiente di lavoro formale chiama un abbigliamento più rigoroso ed elegante; se il colloquio verrà invece svolto in un ambiente più creativo (ad esempio aziende di pubblicità o di moda) è possibile adottare una mise più originale, colorata e meno sobria. Sempre senza esagerazioni, puntando sempre sulla semplicità.

Quanto descritto è solo un accorgimento di buonsenso? Sì e no: queste consuetudini rispondono, infatti, alla semplice necessità di fare mirroring. Il bisogno innato degli esseri umani di avere buoni rapporti con i propri simili passa anche attraverso la somiglianza ai canoni di comportamento e, dunque, di abbigliamento.
In questo senso, presentarci davanti al recruiter con un codice consono a quello da lui conosciuto ci metterà in una situazione di apparente somiglianza e vicinanza, abbattendo così una prima barriera all’ingresso.

Il dress code per la routine lavorativa

Dopo che si è stati scelti, il buon senso consiglia di mantenere una coerenza con quanto dimostrato in sede di selezione sul piano singolo, e con quanto è rappresentato dall’azienda in cui si lavora sul piano collettivo.
In buona sostanza valgono la macro-considerazioni del punto precedente, con una piccola ma sostanziale differenza: i codici di abbigliamento, infatti, sono importanti perché influiscono direttamente sulla rappresentazione dell’azienda, in un’ottica di “combinato disposto” tra l’employer branding ed il personal branding.

Anche qui continua a valere la suddetta “regola” del mirroring – sempre attuale quando si parla di rapporti di colleganza – cui si aggiunge lo standing che un’azienda è chiamata a mantenere di fronte ai clienti: non ci si veste solo per sé, ma per dare un messaggio – spesso una rassicurazione.

Le nuove tendenze in tema di dress code

Le nuove tendenze vedono millennials cresciuti identificando il successo con nuove figure come il founder Mark Zuckerberg: essi hanno un immaginario completamente nuovo dell’abbigliamento da lavoro, ed il dress code da ufficio sta diventando sempre più casual.
Ma non in tutti gli ambienti è possibile portare la t-shirt e i jeans come fa il capo di Facebook (e non tutti sono in una posizione da poter ignorare le consuetudini del bon ton). Se si vuole reinventare il proprio dress code da ufficio è bene trovare un giusto mezzo tra il nuovo casual che avanza e il tradizionale abbigliamento formale.*

Lo stesso JP Morgan ha di recente fornito ai propri impiegati nuove regole dello stile “business casual”, per adeguarsi all’informalità oggi accettata anche dal mondo della finanza.
Secondo JP Morgan i jeans non sono accettabili, ma la polo (per uomo) sì. Per le donne gli abiti vanno più che bene, purché non si tratti di gonne mini (ma nemmeno ampie e svolazzanti). Il pantalone casual e la camicia/blusa sono perfetti, ma nel caso femminile anche le maglie possono essere adeguate. Un blazer o un cardigan sono la soluzione sia per uomo che per donna nel caso occorra coprirsi.**

* Stephanie Gallo, Business Insider
** idem